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il lavoratore ideale di Brunetta

SICUREZZA SUL LAVORO

BRUNETTA E IL “SUO” LAVORATORE IDEALE
TREMONTI E IL SUO CONCETTO DI FORMAZIONE

“Oh Signore! Ricevere la Vita, dare la Vita ……, non esiste altra spiegazione, non esiste altro senso: Io ci sono perché ci sei, Loro ci saranno perché Tu sei stata (E.Zola alla madre, 1870)”.

Lo scrittore francese Emile Zola, tanto nelle vicende private che in letteratura (si pensi alla storia di uno tra i suoi più celebri protagonisti letterari, il Lantier di Germinale), dà un esempio emblematico di convivenza nella natura umana di forze apparentemente centrifughe: il GENERARE (la voglia di produrre, di lavorare per vivere, l’amore per la vita, il desiderio di dare la vita) e insieme il DISTRUGGERE, anche solo attraverso l’accettazione, ogni giorno, dell’eventualità scellerata di potere facilmente e piuttosto banalmente essere distrutti, dal lavoro assurdamente rischioso ma accettato, o spesso praticato addirittura accentuandone i fattori di rischio (è la storia di Lantier, delle miniere franose di Demain e di uno sciopero drammatico, prima vincente poi perdente), oppure solo da un rapporto personale fortemente voluto eppure tenuto perennemente in bilico (è la storia dello scrittore stesso e della sua doppia paternità extra-coniugale, la vicenda di sua moglie Alexandrine, tanto tradita quanto davvero amata).

Anche Zola non vedeva dunque come scisse le due esperienze (il senso della vita e del vivere e la sua contemporanea messa a rischio); al contrario, ha spesso rappresentato i due comportamenti (l’uno PROTETTIVO e GENERATIVO, l’altro POTENZIALMENTE ANNIENTANTE) come facce di una stessa medaglia, due dimensioni, a volte complementari l’una all’altra, della natura umana.
“L’uomo è una miscela complessa ed esplosiva di razionalità e passioni, animato com’è da forze tanto distruttive quanto generative”. Questo viveva e scriveva Zola, e con lui sociologi, filosofi, studiosi del comportamento, scrittori anche del nostro tempo.
Nuovi profeti del “giusto modo di essere”, del “giusto modo di lavorare”, ci vogliono bizzarramente convincere, ora, che proprio questa sia la strada da incoraggiare; questa commistione di razionalità e forti passioni, di buon senso e abnegazione, di energie umane a volte protettive altre assurdamente istintive; è ciò che serve, dicono (mai esplicitamente, è ovvio), ad una generale crescita della nostra produttività ed è anche una rivoluzione culturale da promuovere, è il ritratto del lavoratore, per così dire, “GENITORIALE”, il modello che si vorrebbe vincente. In lui ritroviamo rappresentate le caratteristiche che sopra ho sommariamente descritto. E’ colui che, come padre farebbe qualunque cosa pur di chiudere la giornata sfornando il massimo della produttività possibile; non un giorno di assenza, timbrerebbe sempre il cartellino (se lo potesse); gli orari non lo condizionano oltre misura (se non fosse che il tempo comunque condiziona il mondo) e, sempre come padre, è tante volte fin troppo indulgente anche rispetto ai mancati riconoscimenti dei figli (entro certi limiti però: in questo incide molto il fattore pazienza, che fortunatamente natura vuole essere non sconfinata), figli che, a seconda dei casi, vede rappresentati nei colleghi di lavoro, nella squadra turno, negli obiettivi produttivi da perseguire quel giorno, nell’impresa/azienda che lo accoglie, e che dunque, a sua volta, genera.

Il lavoratore “genitoriale” non è né il “lecchino” del padrone (anzi, è più spesso vero il contrario), né un inconsapevole al quale sono sconosciuti diritti e normative, neppure è il lavoratore precario e quindi insicuro e per ciò maggiormente disponibile (questi sono altri e non meno tragici e imbarazzanti problemi). E’ un lavoratore, invece, spesso ricco di interessi anche extra-lavorativi, preparato, massimamente responsabilizzato che trova soddisfatti bisogni primari e, almeno in parte, secondari (se vogliamo inquadrarlo nella tanto, e fin troppo ricordata, scala Maslow), ma che non sa ergere uno spartiacque sicuro e stabile tra pulsioni generative e distruttive, in nessun campo della vita (è dunque un Lantier e uno Zola) pulsioni che invece si combinano in lui come parti di un solo comportamento.
Per questo vive anche il lavoro come se praticasse una immersione, un momento prolungato (spesse volte ben oltre le otto ore) di estraniazione appassionata ma fin troppo totalizzante.

E’ la mentalità più consona per lavorare in sicurezza? Ovviamente no, neppure è il modo migliore per lavorare bene.
E’ una mentalità scarsamente diffusa? Purtroppo è invece frequentissima tra noi italiani, tutt’altro che fannulloni, perché è comunque espressione di un istinto umano e dunque di un comportamento più comune di quanto non si possa credere nel nostro popolo e nella nostra cultura; questo è quanto penso e vedo, non solo da lettore di un vecchio romanziere, ma soprattutto da sindacalista di “prima linea”.

Invece illustri esponenti del Governo e di associazioni di impresa, che sostengono che il lavoratore italiano può migliorare “al cubo” la propria disponibilità, la propria responsabilità, il proprio senso di partecipazione, cosa vedono? Si concentrano su una parte minoritaria (esistente) di lavoratori (i disinteressati, i “non partecipativi” o, peggio, i menefreghisti, ecc..), e quella parte minoritaria non la sanno in ogni caso studiare e quindi non sanno offrire risposte adeguate neppure a questa loro semplificazione/generalizzazione.

La lettura “in positivo” del lavoratore “genitoriale” è uno dei messaggi più forti che si vorrebbe far passare in modo strisciante (vedi flessibilità sempre più debolmente regolamentata e orari di lavoro “incalcolabili”, solo per fare due esempi significativi) ed è fatto che getta ombre scure sia sulla già complessa difesa della qualità della vita (intesa in senso generale, fuori e dentro il lavoro) che, appunto, sulla penosa realtà dell’insicurezza e delle morti bianche. Per dire la verità sul lavoratore “genitoriale”, o chiamatelo come più volete*, dobbiamo semmai ammettere quanto questo sia in realtà un soggetto il cui equilibrio è precario, è acqua calda da rinfrescare con il ghiaccio della formazione (che può ricomporre un corretto discernimento), e con il ghiaccio di una adeguata cultura di impresa, che non dovrebbe mai mancare ai nostri industriali.

Una maggiore e generale produttività, piuttosto, passa attraverso la responsabilità sociale delle imprese stesse, unita ad una adeguata preparazione imprenditoriale (capacità di “fare industria” con più coraggio e più fantasia, cominciando proprio dalla valorizzazione delle professionalità e da una corretta lettura del futuro), tanto nel pubblico che nel privato, e unita ad un adeguato sostegno della politica all’economia. Infine puntare ad un generale salto nella formazione tecnica e scientifica dei giovani**. Questo è quanto manca di più all’Italia di oggi.

** “Per la scuola il Governo investe poco, perché sono previsti tagli ai fondi destinati all’istruzione? Bé, dobbiamo riscoprire il senso del recupero dell’efficienza e del risparmio su tutto anche, tanto per fare un esempio, riscoprendo la pratica del buon usato. I libri di testo scolastici si dovrebbero non riprodurre in frequenti riedizioni ma, per agevolare i costi delle famiglie, passare dai più grandi ai fratelli o agli amici più piccoli (Tremonti, sul Corriere del 22 agosto 2008)”. Perché no allora da padre a figlio? Riporto questa affermazione perché mi pare emblematica di quali vette abbia oggi toccato l’attenzione rivolta all’aggiornamento, quanto siamo vicini al ritenere che lo studio debba essere inteso prima di tutto come ricerca, molla dell’innovazione ed effetto della curiosità (altro che “buon usato”!). Auguri a tutti noi.

* Che la definizione, comunque, abbia il coraggio, l’onestà intellettuale, la chiarezza, di cercarla chi ne desidera la prolificazione! Ma, al di là di tutto, si può davvero legiferare sul lavoro evitandosi la “scomodità” di declinare, esplicitamente, cosa si vorrebbe intendere per lavoratore uomo e donna, declinare un modello di famiglia e di società?!

Gioli Fabio

22/08/08

3, Settembre 2008 Pubblicato da femcaemiliaromagna | Bologna | | Ancora nessun commento.

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13, Giugno 2008 Pubblicato da femcaemiliaromagna | Bologna, _Chi siamo e dove ci trovate | | Ancora nessun commento.

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9, Giugno 2008 Pubblicato da femcaemiliaromagna | Bologna | | Ancora nessun commento.

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9, Giugno 2008 Pubblicato da femcaemiliaromagna | Bologna | | Ancora nessun commento.